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Lunedì 15 Novembre 2010 23:01

Lo scrittore tedesco Theodor Fontane scrisse nel 1891: "Non vedo perchè ci si debba sempre occupare degli uomini e delle loro battaglie; di solito la storia delle donne è molto più interessante" ma per molti secoli, e ancor oggi sono in molti a non pensarla così...quanti sono i nomi di donne che si incontrano sfogliando i libri di storia? Davvero pochissimi! Eppure "una storia che non tiene conto della metà dell'umanità è molto meno di una storia a metà, perchè senza le donne non può rendere giustizia neanche agli uomini e viceversa".

 

La storia è stata uno dei capisaldi del patriarcato. Guerre e lotte di potere sono state l'argomento prediletto degli storici, rendendo invisibile l'opera e il contributo alla civiltà e alle relazioni delle donne. La storia prima di tutto ci permette di capire come sono recepiti e interpretati i due sessi e la peculiarità dei loro rapporti.     Fin dal Medioevo una disputa animò le discussioni tra intellettuali e scrittori: la questione se le donne fossero o meno della stesse specie degli uomini. "I Padri della Chiesa avevano attribuito ad Eva la colpa del peccato originale e identificato con le donne la sessualità e il peccato, l'amore tra uomo e donna non poteva essere compatibile con l'amore di Dio e quindi costituiva una minaccia per la salvezza dell'uomo...Gli uomini dovevano guardarsi dalle donne e le donne da se stesse" . A questa concezione corrispondeva una rigida polarizzazione tra bene-male, spirito-carne, attivo-passivo, valore-indegnità...tuttavia si riconosceva che la donna - pur come essere imperfetto e "uomo incompleto" fosse indispensabile e che il suo ruolo domestico avesse una certa importanza. Non le si negava neppure la possibilità di salvezza, purchè esse si mantenesse casta e virtuosa e che non mette in discussione l'autorita dell'uomo. Fortunatamente non tutti la pensavano così...e molti furono gli scrittori che ritenevano che "le donne sono dotate non meno degli uomini di virtù di ragione e persino della capacità di governare le città e i regni" e ci furono anche donne ad intervenire nel dibattito sulla "disputa dei sessi".

 

La prima ad alzare la voce per controbattere le opinini maschili contro le donne fu Christine de Pizan, nata a Venezia ma di origine francese, si trasferì in Francia con il marito e visse alla corte del re Carlo V. Rimasta vedova precocemente, aveva provveduto - spesso faticosamente - al suo mantenimento e a quello dei figli grazie alla sua attività di scrittrice e di copista. Per anni discusse pubblicamente con i più importanti eruditi francesi sull'immagine delle donne e degli uomini creata dalla letteratura del suo tempo, comprendendo fin da allora il peso degli stereotipi costruiti e trasmessi attraverso la parola. Christine stessa si sentiva vittima di questa letteratura che dipingeva le donne come espressione di tutti i vizi possibili e immaginabili e dichiarava di scrivere per dar voce  "ai pietosi lamenti di ..tutte le donne in genere e ai loro reclami contro le brutali violenze, i rimproveri, le calunnie, le infedeltà, le offese sanguinose, le bugie e i molti altri oltraggi.

 

Christine si chiedeva come mai tanti uomini illustri e intelligenti diffondessero tante bugie sapendo che quei giudizi erano insostenibili, ed era arrivata addirittura a dubitare di se stessa, a pensare che le donne fossero un errore di natura e a prendersela con il buon Dio: "perchè non mi hai fatto nascere uomo, in modo da essere anch'io...così perfetta come loro dicono di essere?" La risposta che ricevette fu quella di tornare ad essere se stessa e di adoperare la ragione, lasciando perdere quelle sciocchezze, "costruendo con il piccone della sua intelligenza" una città dove tutte le donne di tutte le classi sociali possano trovare accoglienza e protezione. Nascerà così "La città delle dame"  un testo nel quale si affermava l'assoluta uguaglianza di valore tra l'anima degli uomini e delle donne e la loro capacità a svolgere gli stessi compiti. Se le nozioni delle donne sono più limitate, sosteneva Christine, questo dipende dal fatto "che esse non hanno la possibilità di dedicarsi a tante cose diverse, ma rimangono nelle loro case e si accontentanto di occuparsi del loro andamento. Se si potesse far frequentare le scuole anche alle bambine e poi insegnar loro le scienze come si fa con i figli maschi, esse apprenderebbero altrattanto bene e sarebbero in grado di capire tutti i particolari delle scienze e delle arti proprio come i maschi".

 

La "Cité des dames" fu scritto tra il 1404 e il 1405 e al suo apparire suscitò molte polemiche tra gli intelletuali del tempo, alcuni dei quali ravvisarono nel suo scritto una manifestazione di superbia arrogante e poco femminile. Jean Gerson, cancelliere dell'università di Parigi invece si schierò dalla sua parte e la definì "donna insigne".... una donna che aveva capito che i rapporti fra i sessi possono benissimo venir ifluenzati anche da ciò che apparentemente è solo uno scherzo o una satira senza nessi con la realtà...una donna che chiedeva fin da allora la possibilità per le donne d'istruirsi e di esercitare le loro facoltà così com'era concesso agli uomini.

 

Come mai il suo nome non si trova facilmente nei libri di storia?
 
 
 


 

Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Novembre 2010 23:08
 


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